Poesie inedite vol. II

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Source: http://gutenberg.org

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Estratto: ...e non so dirti quale     In siffatte or benigne or fulminanti     Parole di tant'uom, che onoro ed amo,     Splender raggio tremendo oggi mi paia!       Aggrotta il ciglio Arrigo, e l'interrompe:       -Bada, Eleardo, che al rischioso passo     Dopo lungo pensar ci risolvemmo;     Or paventar nel cominciato calle     Obbrobrio fora.                Ma sebbene Arrigo     Al giovin cavalier biasmo gettasse,     Non men del giovin si sentìa colui     Perturbato nel cor, per l'ardimento     Del fatidico abate, e nel futuro     Nubi scorger pareagli atre e sinistre.     Dissimulava non pertanto, e saldo     Stava come mortal che da gran tempo     Il proprio senno e i proprii fatti adora.     Tal era il truce Arrigo: ei mille volte     Morto sarìa, pria che mostrarsi in gravi     Opre dapprima certo, indi esitante.       Il ferreo vecchio avea ne' precedenti     Anni, coll'inquïeta ed iraconda     Sua desïanza di giustizia e gloria,     E col non mai pieghevole intelletto,     Molti alla corte di Tommaso offesi.     L'esacerbaron quelli, ed egli volse     L'animo suo secretamente a' guelfi     Ed a Manfredo, ivi lor duce occulto.       Parve a Manfredo egregio essere acquisto     L'amistà di tal forte, incanutito     In severi costumi; e scaltramente     Il seppe avvincolar con dimostranze     Di sommo ossequio, affinchè il guelfo volgo,     Affidato d'Arrigo alla canizie,     Argomentasse tutti esser maturi,     Tutti esser giusti gli audacissimi atti     Cui Manfredo appigliavasi. Ahi! d'Arrigo     La canizie coprìa pochi pensieri,     Benchè gagliardi, e quell'ardito prence     Consigli non chiedea, ma obbedïenza.       Arrigo sè medesmo in alto pregio     Reputa nella mente di Manfredo:     A lui si crede necessario, e spesso     Immagina que'...